venerdì 20 gennaio 2017

Vademecum del rimpatrio - estratto
















Per ottenere il rimpatrio di un minore illecitamente portato o trattenuto all’estero, bisogna innanzi tutti agire sul piano civile e presentare istanza di rimpatrio.

Questo non impedisce di agire anche sul piano penale, fatto che però non porta necessariamente al ritorno del minore. In altre parole, la polizia non può, sulla base di una denuncia penale, andare all’estero a riprendere il bambino.

L’istanza di rimpatrio va attivata con una procedura civile, soprattutto in applicazione della Convenzione dell’Aja 25.10.1980
(
http://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/serviziconsolari/tutelaconsolare/minori/convaja_251080.pdf) ratificata con Legge 15 gennaio 1994, n. 64 (http://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/serviziconsolari/tutelaconsolare/minori/conlus200580.pdf) e, per i paesi europei (tranne la Danimarca) del Regolamento europeo 2201/2003, detto Bruxelles II bis (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003R2201:IT:HTML).

Va precisato che si parla di sottrazione internazionale quando un minore avente la residenza abituale in un determinato Stato è condotto in un altro Stato senza il consenso del genitore che esercita la responsabilità genitoriale.
Anche il trattenimento del minore in uno Stato diverso da quello di residenza abituale, senza il consenso dell’altro genitore che esercita l’affidamento è equiparato ad una sottrazione.

▲ Ai fini dell’applicazione della Convenzione, per richiedere dunque il rimpatrio, la nazionalità del minore e degli adulti è irrilevante: quello che conta è la residenza abituale del minore al momento della sottrazione.

Il modulo per l‘istanza di rimpatrio va richiesto al Ministero della Giustizia, Ufficio II - Autorità centrali convenzionali, Area I - Protezione minorenni e diritto di famiglia in ambito internazionale
Via Damiano Chiesa,24 – 00136 Roma
tel. +39 06.68188326-331-535
fax +39 06.68808085
e-mail: autoritacentrali.dgm@giustizia.it

L’istanza andrà compilata (e corredata degli allegati richiesti) dal genitore vittima della sottrazione (che potrà avvalersi di un avvocato, ma può anche farlo da solo) in italiano e nella lingua del paese nel quale il minore è stato portato o trattenuto (o in altra lingua accettata dal paese) entro un anno dal trasferimento/sottrazione.

Se l’indirizzo estero presso il quale si trova il minore non è noto
bisogna chiedere all’autorità centrale, tramite la sua omologa estera, di provvedere al rintraccio.
Una volta ottenuto l’indirizzo, si deve trovare un avvocato in loco (la maggior parte dei paesi aderenti prevede la possibilità del gratuito patrocinio in caso di basso reddito) che apra un procedimento di rimpatrio.
Il giudice straniero adito non deve decidere dell’affido, ma solo confermare o meno che il minore è stato effettivamente sottratto e in questo caso ordinarne il rimpatrio (attenzione: in alcuni paesi, come per esempio la Germania, l’esecuzione della decisione di rimpatrio può essere sospesa per anni, inficiando così la finalità della Convenzione e del Regolamento).
Dall’apertura del procedimento di rimpatrio, il tribunale estero ha a disposizione 6 settimane per emettere il decreto (di rimpatrio o meno).

Se l’indirizzo estero presso il quale si trova il minore è noto
si può agire allo stesso modo appena descritto, ma si può anche adire direttamente il tribunale estero tramite avvocato in loco.

Attenzione! Solo alcuni tribunali sono abilitati ad aprire un procedimento per il rimpatrio, bisognerà pertanto presentare correttamente istanza solo al tribunale competente.

Sul sito della Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato (HccH) è presente un elenco dei Paesi aderenti e soprattutto il profilo di ogni paese con tutte le caratteristiche specifiche e importanti indicazioni e indirizzi necessari ad avviare e gestire il procedimento di rimpatrio.
Purtroppo tutto ciò non è disponibile in italiano, ma solo in francese e inglese

Nel caso di sottrazione verso la Germania, il giudice tedesco che dovrà decidere sul rimpatrio farà molte difficoltà, utilizzando tutti gli strumenti messi a sua disposizione dal codice di procedura tedesco per negarlo.

In questo caso, consigliamo vivamente di chiedere sostegno professionale inviando una mail a: sportellojugendamt@gmail.com

giovedì 29 dicembre 2016

Le violazioni dei diritti fondamentali all'interno dell'Unione europea

Eleonora Evi, della Commissione Petizioni del Parlamento europeo denuncia chiaramente come le istituzioni europee NON garantiscano il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini. Un esempio per tutti, le centinaia e centinaia di petizioni contro lo Jugendamt tedesco che la Commissione tenta continuamente di dichiarare irricevibili, svelando così la sua incapacità a risolvere il problema e soprattutto la sua mancanza di volontà nel riconoscere gli abusi sistematici del sistema tedesco nei confronti dei cittadini europei, adulti e bambini, tedeschi e non.



Qui sotto il testo del suo intervento.

Dall’analisi complessiva del report in questione si colgono in maniera esaustiva gli aspetti positivi, le criticità e le lacune, a volte anche gravi, riscontrate nel corso del 2015, relativamente alle attività svolte dalla Commissione Petizioni.
Di base si può sottolineare come nello sviluppo dei lavori effettuati il ruolo di ascolto dei problemi rilevanti che hanno afflitto i cittadini sia stato svolto in maniera soddisfacente. Tuttavia la mera trattazione delle istanze sottoposte nell'esercizio di petizione riconosciuto dai trattati non può rappresentare la sola risposta che le istituzioni europee siano in grado di fornire. La credibilità dello strumento della petizione e la convinzione da parte dei cittadini circa la sua efficacia risiede in misura preponderante nella capacità di porre fine concretamente alle gravissime violazioni denunciate, specie se, come abbiamo visto, le denunce investono una pluralità di delicatissimi ambiti e materie che di fatto si pongono in diretta correlazione con il novero complessivo dei diritti fondamentali sui quali vige il dovere in capo alle istituzioni europee di piena e indefettibile salvaguardia. Su tale questione è evidente la sussistenza di vistose carenze. La reazione delle istituzioni europee continua nei fatti a mostrarsi debole e tardiva se non inefficace nonostante il contenuto delle petizioni riveli un disagio sociale ed economico sempre più amplificato, con la permanenza o l'aggravarsi anche di situazioni fortemente critiche. Il diritto di petizione rimane quindi uno strumento cruciale per consentire ai cittadini di continuare nell'opera di denuncia e nell'opera di controllo democratico. E’ chiaro tuttavia che soltanto la volontà politica di garantire efficace protezione dei diritti fondamentali, di garantire piena trasparenza, di garantire il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali recependone lealmente le istanze più avvertite può permettere di credere che l'Unione europea abbia ancora una vocazione sociale, dotandosi di una reale governance democratica.


Un sincero grazie ad Eleonora Evi da parte delle migliaia di genitori vittime del sistema tedesco, nonché petenti abbandonati dalle istituzioni.

giovedì 1 dicembre 2016

Pensieri di una madre surrogata della grande Germania del XXI secolo
































Per i bambini perdere un genitore è sempre un lutto, sia che la perdita sia fisica, dovuta alla morte del genitore, sia che la perdita sia la sparizione del genitore dalla propria vita. Per i genitori che sono stati cancellati dalla vita dei propri figli, tutto questo equivale al sentirsi morire.
Se i padri si sentono giustamente trasformati in un bancomat, per le madri, oltre alla sensazione di bancomat, se ne aggiunge una ancora più devastante: quella di madre surrogata.
Se poi uniamo la consapevolezza di essere divenuta madre surrogata perché portatrice di una colpa intrinseca - cioè l’essere non-tedesca in Germania o con un marito o partner tedesco - allora è necessaria una forza immensa per continuare a sopravvivere.

Perché è di questo che si tratta, la madre surrogata involontaria non vive, sopravvive soltanto.

La madre surrogata involontaria, nella fattispecie odierna, rimanda alle donne del Lebensborn che hanno contribuito allo sviluppo della razza ariana, ci ricorda le madri polacche alle quali sono stati tolti i figli per darli in adozione a famiglie tedesche.
L’illustrazione riporta i numeri dei bambini rubati (“geraubte Kinder”) e portati in Germania durante il III Reich.
Veniva cancellata la loro identità, cambiati i certificati di nascita, modificati i nomi, separati i fratelli ... esattamente come oggi, esattamente da quando la Germania è stata riunificata e le forze di occupazione hanno smesso di controllare questo paese. Soltanto nel passare in rassegna le violazioni denunciate da petizioni e interrogazioni al Parlamento e alla Commissione europea, ritroviamo gli stessi identici fatti: certificati di nascita modificati, cambiamento del nome, rimozione di ogni lingua che non sia il tedesco, separazione dei fratelli. E ritroviamo le stesse giustificazioni: “tutela” del minore con un’unica differenza relativamente alla razza; oggi infatti non si parla più di razza, ma di Leitkultur, la cultura trainante, quella superiore, quella tedesca ovviamente.

Impossibile affermare che non è vero, significherebbe solo riconoscere di voler tenere gli occhi chiusi o utilizzare le classiche fette di salame, dati gli innumerevoli studi, i dibattiti, le conferenze, le riunioni e i gruppi di lavoro, in Italia, al Parlamento europeo e in moltissime altre sedi in Europa e oltre oceano: in Germania, nelle coppie miste che si separano i bambini vanno sempre al genitore tedesco, padre o madre, buono o cattivo che sia e il genitore non tedesco viene cancellato in tempi più o meno veloci.

Per le coppie di italiani che vanno a lavorare in Germania, resta loro soltanto da sperare che le autorità tedesche non si accorgano mai di loro e soprattutto che non venga loro mai il dubbio che i genitori intendano trasmettere al figlio i propri valori, la propria lingua e la propria cultura.

Ai tedeschi che ci accusano di essere “germanofobi” ricordo una cosa: coloro che state ammazzando sono persone che hanno amato la Germania, si sono uniti ad un/a tedesco/a, hanno messo al mondo figli binazionali affinché fossero bilingui e avessero una mente aperta al mondo e alle culture. Questi figli, li avete fatti soffrire, li avete privati del bene più grande, ne avete fatto degli infelici, ma adesso fermatevi!
Noi che abbiamo dato loro la vita non possiamo rassegnarci e accettare e cercare in noi stessi la colpa, come vi piace ripeterci. La nostra colpa è non essere tedeschi e di questo ne andiamo ormai fieri. La nostra colpa è amare le nostre creature più di noi stessi. Ci avete privati del senso della vita, non ve lo potremo mai perdonare

Vi siete fatti odiare per tanti anni (neanche poi tanto tempo fa), poi è arrivata la pace, abbiamo voluto costruire l’Europa … non ricominciate ancora a comportarvi nella stessa maniera, perché noi tutti, cittadini del resto d’Europa, davvero non vorremmo essere costretti ad odiarvi di nuovo.

Una delle tante, troppe madri surrogate 
della Germania del XXI secolo

mercoledì 23 novembre 2016

Lo Jugendamt è autorizzato a mentire dal Codice penale tedesco


Questo scritto della Procura Generale di Berlino (che presentiamo in originale nell’immagine e in traduzione qui sotto) è la risposta ad un genitore che si lamenta del fatto che gli siano stati tolti i figli a mezzo di dichiarazioni false rese dallo Jugendamt.

La Procura Generale di Berlino scrive:

“Inoltre si fa notare che:

La persona indagata non poteva commettere l’illecito penale della dichiarazione mendace non giurata già per il semplice fatto che è stata ascoltata dal tribunale familiare a nome dello Jugendamt quale parte in causa e non come testimone o consulente tecnico.
Ex § 153 del Codice penale [tedesco] può essere perseguito penalmente chi rilascia dichiarazioni mendaci avanti il tribunale se ascoltato come testimone o consulente tecnico.
Secondo il § 162 della Legge sui procedimenti familiari e di volontaria giurisdizione lo Jugendamt è parte in causa nei procedimenti portanti sul “Diritto di cura”. Il tribunale deve ascoltare lo Jugendamt in ogni procedimento nel quale sia coinvolto un minore. E’ proprio in questa funzione è stata ascoltata la persona indagata. Non è possibile ampliare l’ipotesi di reato oltre quanto previsto dalla legge”.

Cerchiamo di capire meglio:
un testimone o un consulente tecnico può essere perseguito penalmente se rilascia dichiarazioni mendaci (false) in tribunale. Lo Jugendamt invece può permettersi di mentire spudoratamente e non sarà mai perseguito.
Peggio ancora, lo Jugendamt ha questo potere perché interviene nei procedimenti in qualità di parte in causa, come terzo genitore o genitore di Stato, depositario di tutti i diritti.

La Procura di Berlino ci fornisce la prova del fatto che tutti i processi in Germania sono manipolati. In altre parole, lo Jugendamt rende una decisione politica sulla base di affermazioni mendaci che i tribunali sono poi obbligati a legalizzare.

 Questa informazione dovrebbe essere presa in considerazione da tutti i governi non-tedeschi e dagli organismi europei per imporre l’immediata sospensione del riconoscimento delle sentenze tedesche.

Ringraziamo la Procura di Berlino che, in poche righe, ci ha spiegato tutta la politica di spoliazione dei genitori non-tedeschi operata dallo Jugendamt in Germania.

domenica 13 novembre 2016

Le madri surrogate della Germania!

Intervento di Karine Bachelier al Parlamento europeo il 10 novembre 2016.

Non solo il sistema tedesco legalizza la sottrazione, poi ti cancella dalla vita dei tuoi figli.
E non lo fa solo con i padri come si potrebbe credere, ma anche volentieri con le madri.



Il sistema tedesco (Jugendamt e tribunali) usa le madri straniere come madri-surrogate e viola la Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo che invece protegge la loro identità.
Ma anche i tedeschi hanno il loro asso nella manica: si stravolge l’identità del bambino (cioè la sua parte non-tedesca) in nome del Kindeswohl che insistono nel sostenere corrisponda al benessere del bambino, tacendo che si tratta del benessere della Germania ATTRAVERSO il bambino.

Qui il video in lingua originale, in francese:


Esempio pratico di che cosa è una Beistandschaft e a che cosa serve

Intervento di Luca Putin sulla Beistandschaft [bei-stand-sciaft]
Commissione Petizioni del Parlamento europeo del 10 novembre 2016



In lingua originale, in francese:



Il testo in italiano e francese:
Mi chiamo Luca Putin, sono italiano, padre di una bambina nata in Italia e poi sottratta da sua madre che all'epoca era la mia compagna.
La madre si fece accompagnare alla stazione dicendomi che andava a trovare la sua famiglia in Germania e che sarebbe rientrata al massimo dopo due settimane.
In realtà aveva programmato di restare in Germania, sottraendo mia figlia.
Appena arrivata in Germania, trasferì immediatamente la sua residenza e quella di nostra figlia in quel paese.
Immediatamente lo Jugendamt iu-ghend-amt) mi scrisse attraverso il Jobcenter della città di Brema pretendendo soldi da me e la comunicazione di tutte le mie entrate e dei miei averi, prima ancora che qualsiasi decisione giuridica venisse pronunciata. Vi consegno nuovamente questo documento anche se è già a vostre mani (All. 1)

Lo Jugendamt aveva fatto di me il debitore che non paga gli alimenti, mentre invece non è mai esistita nessuna sentenza che mi ingiunga di pagare gli alimenti. Né prima, né durante e né dopo la sottrazione. Ero e sono il genitore affidatario.
Nonostante ciò lo Jugendamt mi comunicava con quel documento l'apertura di una Beistandschaft [bei-stand-sciaft] che dunque non può mai essere tradotta come “tutela” e neppure come “anticipo sugli alimenti” poiché io ho sempre avuto tutti i diritti su mia figlia e nessuna sentenza relativa agli alimenti.
Alcuni giorni dopo ricevetti la stessa comunicazione dalla città di Brema, cioè ancora dallo Jugendamt, con le stesse identiche minacce (All. 2).
Con quest'ultima comunicazione lo Jugendamt confermava di essersi preso una parte dei diritti su mia figlia, esattamente il “Vermögenssorge” cioè la “cura del patrimonio”.Tutto questo di nuovo senza nessuna decisione giuridica. Lo Jugendamt aveva tolto alla madre tedesca la “cura del patrimonio” e se la era auto-attribuita per via amministrativa! Inoltre Mi minacciava e tentava di obbligarmi a comunicare tutti i miei averi. Evidentemente voleva sapere in anticipo quanto avrebbe potuto guadagnare attraverso mia figlia se fosse rimasta in Germania come avevano già programmato!

Fortunatamente la dott.ssa Colombo mi ha aiutato e soprattutto ha reso possibile -  proprio perché conosce bene il sistema tedesco -  il rimpatrio di mia figlia, anche se quelle amministrazioni si erano già ben organizzate per trattenerla in Germania, cambiarle il cognome, utilizzarmi come bancomat e interrompere ogni contatto tra di noi.
Le richieste di pagamento si basavano proprio sulla Beistandschaft che lo Jugendamt aveva aperto in modo che la Germania potesse assicurarsi il proprio benessere attraverso mia figlia e affinché io diventassi - io, la vittima della sottrazione! -  il genitore cancellato e con il solo “diritto” di pagare.

Vi chiedo di leggere con molta attenzione i documenti che vi ho inviato e soprattutto di non tradurre i concetti giuridici tedeschi che non hanno traduzione appunto perché non hanno corrispondenza giuridica degli altri paesi, dove i bambini hanno due genitori e non tre come in Germania.

La Beistandschaft non è dunque un anticipo sugli alimenti come vogliono farci credere, è il provvedimento centrale del sistema giuridico familiare tedesco che toglie efficacia ai procedimenti giuridici, anticipandoli.
Il genitore non tedesco che riceve questa comunicazione in tedesco non capisce che cosa succede, a volte la scambia per una sentenza. L'avvocato italiano di solito non capisce il tedesco e soprattutto non sa cosa sia una Beistandschaft e dà spesso, inconsapevolmente, il consiglio peggiore: “prenda un avvocato in Germania”. In questo modo consiglia al genitore non tedesco di domiciliarsi in Germania e riconoscere così la competenza di questo paese anche se in realtà non ce l'ha. Proprio come tentavano di fare con me.
Con questo provvedimento lo Jugendamt penetra nelle giurisdizioni straniere facendo valere dei diritti che si è auto attribuiti in violazione dei principi di base del diritto.

Concludo confermando ciò che la dott.ssa Colombo via già comunicato e cioè che i Regolamenti europei 2201/2003, 4/2009 e 650/2012 mettono la Germania in condizioni di esportare gli effetti della sua Beistandschaft in tutte le giurisdizioni europee e di sfruttare le autorità straniere come forza di esecuzione nell'applicazione di decisioni politiche, senza che queste ultime possano opporvisi.

Texte en français:

INTERVENTION de LUCA PUTIN sur la Beistandschaft (prononcer : Bye-Stend-Tschafte)
Exemple pratique de qu’est-ce que c’est qu’une Beistandschaft et à quoi elle sert.
Je m’appelle Luca Putin, je suis italien, je suis le père d’une petite fille né en Italie et qui a été enlevée par sa mère, qui était ma copine à l’époque.
La mère s’est fait accompagner à la gare en me disant qu’elle allait rendre visite à sa famille en Allemagne et qu’elle serait rentrée au plus tard dans les deux semaines suivantes.
En réalité elle avait planifié de rester en Allemagne. Ella a enlevé ma fille.
Dès son arrivée, elle a pris la résidence en Allemagne pour elle et pour notre fille.
Tout de suite le Jugendamt (prononcer : « You-Gaine-Tammte », PAS TRADUIRE) m’a écrit à travers du Jobcenter et de la Ville de Brème en exigeant de l’argent et la communication de tous mes revenus et de mon patrimoine, AVANT TOUTE DECISION DE JUSTICE. Je vous joins ce document à nouveau, mais vous l’aviez déjà reçu (Annexe1).

Les administrtions allemandes ont fait de moi le débiteur qui ne payait pas les pensions alimentaires, alors qu’il n’y a jamais eu une décision de justice qui ait décidé que je dois payer des pensions alimentaires. Ni avant, ni pendant, ni après l’enlèvement. J’étais et je suis le parent gardien.
Malgré ça, ce que le Jugendamt (prononcer : « You-Gaine-Tammte ») me communique ici à travers du Jobcenter c’est l’ouverture d’une Beistandschaft (prononcer : « Bye-Stend-Tschafte ») qui ne peut pas donc être traduite comme « tutelle », ni comme « anticipation sur pensions alimentaires » étant donné que j’ai toujours eu tous les droits sur ma fille et qu’aucune décision sur les pensions alimentaires a jamais été rendue.
Quelque jour plus tard j’ai reçu la même communication expédiée par la Ville de Brème (c’est-à-dire par le Jugendamt avec les mêmes menaces (Annexe2).
Avec cette communication le Jugendamt confirme qu’il s’est accaparé une partie des droits sur ma fille, à savoir le « Vermögenssorge » c’est-à-dire le « Soin du patrimoine ».Encore une fois, aucune décision de justice n’a été rendue. Le Jugendamt a retiré à la mère allemande le « Soin du patrimoine » et se l’est auto-attribué par voie administrative. De plus il me menace et veut m’obliger à révéler mon patrimoine.
Évidemment il veut savoir d’avance combien il y aura à gagner à travers de mon enfant, s’il reste en Allemagne comme ils avaient déjà planifié.

Heureusement Mme Dr. Colombo m’a aidé en toutes mes démarches et surtout elle a rendu possible - parce qu’elle connait bien le système allemand ! - le rapatriement de ma fille, même si ce système s’était déjà très bien organisé pour la garder en Allemagne, lui changer le nom de famille, m’utiliser comme « carte bleu » et couper tout contact entre nous.

Les demandes de paiement étaient donc faites en raison d’une Beistandschaft (prononcer : « ByeStend-Tschafte ») que le Jugendamt avait vite mis en place, pour que l’Allemagne assure son bienêtre à TRAVERS de ma fille et pour que je devienne – moi, la victime de l’enlèvement – le parent laissé de côté et obligé à payer.

Je vous prie de bien lire tous les documents que je vous ai envoyé, toutes mes remarques et surtout de ne pas traduire les mots et les concepts juridiques allemands qui n’ont pas de traduction parce qu’ils n’ont pas de correspondance juridique dans les autres Pays, où les enfants ont 2 parents et pas 3 comme en Allemagne.

La Beistandschaft (prononcer : « Bye-Stend-Tschafte ») du Jugendamt n’est donc pas une anticipation sur les pensions alimentaires, comme on veut nous faire croire, elle est la mesure centrale du système judiciaire familial allemand. Elle lève en pratique l'effectivité de procédures judiciaires, qu'elle anticipe.
Le parent non-allemand qui reçoit cette communication qui est envoyé en allemand ne comprend pas ce qui se passe. L’avocat italien ne comprend l’allemand et ne sais pas qu’est-ce que c’est qu’une Beistandschaft. Il donne souvent le pire des conseils : « prenez en avocat en Allemagne » et comme ça il conseille au parent non-allemand, sans le savoir, de se domicilier en Allemagne et ainsi de reconnaitre la compétence de ce Pays alors qu’il ne l’a pas du tout. Comme dans mon affaire.Avec cette mesure le Jugendamt pénètre dans les juridictions étrangères en faisant valoir des droits qu’il s’est auto-attribués. En violation des principes de base du droit.
Je terminerai en confirmant ce que Mme Dr. Colombo vous a déjà écrit, à savoir que les règlements européens 2201/2003, 4/2009 et 650/2012 mettent aujourd'hui l’Allemagne dans la position d'exporter les effets de sa Beistandschaft dans l'ensemble des juridictions européennes et d'exploiter les autorités étrangères comme force de l'exécution pour appliquer ses décisions politiques, sans que celles-ci ne puissent s'opposer.