sabato 25 marzo 2017

Il business sui bambini e lo Jugendamt tedesco




Ecco perché
La Germania pare avere un basso tasso di disoccupazione
La Germania è all’avanguardia nella falsa “protezione del minore”
La Germania è all’avanguardia nel campo della psichiatria (+ indotto)

Questo significa che in Germania ogni anno vengono tolti alle famiglie un numero tale di bambini da riempire una città (nel 2015: 77.645, nel 2014: 48.059, nel 2013: 42.123, nel 2012: 40.227)
Facendo ricorso tra l’altro a psicologi e psichiatri




















Perché infatti:
Più bambini tolti alle famiglie = più posti di lavoro
Più bambini tolti alle famiglie = più fatturato e controllo sociale


mercoledì 22 marzo 2017

Informazioni fondamentali sullo Jugendamt


Che cosa è lo Jugendamt? Quali poteri detiene? Come agisce?
Pochi minuti di informazioni fondamentali per genitori e giuristi.
Intervista realizzata da Samanta Airoldi e Francesco Tadini per milanoartexpo.com 



venerdì 20 gennaio 2017

Vademecum del rimpatrio - estratto
















Per ottenere il rimpatrio di un minore illecitamente portato o trattenuto all’estero, bisogna innanzi tutti agire sul piano civile e presentare istanza di rimpatrio.

Questo non impedisce di agire anche sul piano penale, fatto che però non porta necessariamente al ritorno del minore. In altre parole, la polizia non può, sulla base di una denuncia penale, andare all’estero a riprendere il bambino.

L’istanza di rimpatrio va attivata con una procedura civile, soprattutto in applicazione della Convenzione dell’Aja 25.10.1980
(
http://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/serviziconsolari/tutelaconsolare/minori/convaja_251080.pdf) ratificata con Legge 15 gennaio 1994, n. 64 (http://www.esteri.it/mae/normative/normativa_consolare/serviziconsolari/tutelaconsolare/minori/conlus200580.pdf) e, per i paesi europei (tranne la Danimarca) del Regolamento europeo 2201/2003, detto Bruxelles II bis (http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003R2201:IT:HTML).

Va precisato che si parla di sottrazione internazionale quando un minore avente la residenza abituale in un determinato Stato è condotto in un altro Stato senza il consenso del genitore che esercita la responsabilità genitoriale.
Anche il trattenimento del minore in uno Stato diverso da quello di residenza abituale, senza il consenso dell’altro genitore che esercita l’affidamento è equiparato ad una sottrazione.

▲ Ai fini dell’applicazione della Convenzione, per richiedere dunque il rimpatrio, la nazionalità del minore e degli adulti è irrilevante: quello che conta è la residenza abituale del minore al momento della sottrazione.

Il modulo per l‘istanza di rimpatrio va richiesto al Ministero della Giustizia, Ufficio II - Autorità centrali convenzionali, Area I - Protezione minorenni e diritto di famiglia in ambito internazionale
Via Damiano Chiesa,24 – 00136 Roma
tel. +39 06.68188326-331-535
fax +39 06.68808085
e-mail: autoritacentrali.dgm@giustizia.it

L’istanza andrà compilata (e corredata degli allegati richiesti) dal genitore vittima della sottrazione (che potrà avvalersi di un avvocato, ma può anche farlo da solo) in italiano e nella lingua del paese nel quale il minore è stato portato o trattenuto (o in altra lingua accettata dal paese) entro un anno dal trasferimento/sottrazione.

Se l’indirizzo estero presso il quale si trova il minore non è noto
bisogna chiedere all’autorità centrale, tramite la sua omologa estera, di provvedere al rintraccio.
Una volta ottenuto l’indirizzo, si deve trovare un avvocato in loco (la maggior parte dei paesi aderenti prevede la possibilità del gratuito patrocinio in caso di basso reddito) che apra un procedimento di rimpatrio.
Il giudice straniero adito non deve decidere dell’affido, ma solo confermare o meno che il minore è stato effettivamente sottratto e in questo caso ordinarne il rimpatrio (attenzione: in alcuni paesi, come per esempio la Germania, l’esecuzione della decisione di rimpatrio può essere sospesa per anni, inficiando così la finalità della Convenzione e del Regolamento).
Dall’apertura del procedimento di rimpatrio, il tribunale estero ha a disposizione 6 settimane per emettere il decreto (di rimpatrio o meno).

Se l’indirizzo estero presso il quale si trova il minore è noto
si può agire allo stesso modo appena descritto, ma si può anche adire direttamente il tribunale estero tramite avvocato in loco.

Attenzione! Solo alcuni tribunali sono abilitati ad aprire un procedimento per il rimpatrio, bisognerà pertanto presentare correttamente istanza solo al tribunale competente.

Sul sito della Conferenza dell’Aja di diritto internazionale privato (HccH) è presente un elenco dei Paesi aderenti e soprattutto il profilo di ogni paese con tutte le caratteristiche specifiche e importanti indicazioni e indirizzi necessari ad avviare e gestire il procedimento di rimpatrio.
Purtroppo tutto ciò non è disponibile in italiano, ma solo in francese e inglese

Nel caso di sottrazione verso la Germania, il giudice tedesco che dovrà decidere sul rimpatrio farà molte difficoltà, utilizzando tutti gli strumenti messi a sua disposizione dal codice di procedura tedesco per negarlo.

In questo caso, consigliamo vivamente di chiedere sostegno professionale inviando una mail a: sportellojugendamt@gmail.com

giovedì 29 dicembre 2016

Le violazioni dei diritti fondamentali all'interno dell'Unione europea

Eleonora Evi, della Commissione Petizioni del Parlamento europeo denuncia chiaramente come le istituzioni europee NON garantiscano il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini. Un esempio per tutti, le centinaia e centinaia di petizioni contro lo Jugendamt tedesco che la Commissione tenta continuamente di dichiarare irricevibili, svelando così la sua incapacità a risolvere il problema e soprattutto la sua mancanza di volontà nel riconoscere gli abusi sistematici del sistema tedesco nei confronti dei cittadini europei, adulti e bambini, tedeschi e non.



Qui sotto il testo del suo intervento.

Dall’analisi complessiva del report in questione si colgono in maniera esaustiva gli aspetti positivi, le criticità e le lacune, a volte anche gravi, riscontrate nel corso del 2015, relativamente alle attività svolte dalla Commissione Petizioni.
Di base si può sottolineare come nello sviluppo dei lavori effettuati il ruolo di ascolto dei problemi rilevanti che hanno afflitto i cittadini sia stato svolto in maniera soddisfacente. Tuttavia la mera trattazione delle istanze sottoposte nell'esercizio di petizione riconosciuto dai trattati non può rappresentare la sola risposta che le istituzioni europee siano in grado di fornire. La credibilità dello strumento della petizione e la convinzione da parte dei cittadini circa la sua efficacia risiede in misura preponderante nella capacità di porre fine concretamente alle gravissime violazioni denunciate, specie se, come abbiamo visto, le denunce investono una pluralità di delicatissimi ambiti e materie che di fatto si pongono in diretta correlazione con il novero complessivo dei diritti fondamentali sui quali vige il dovere in capo alle istituzioni europee di piena e indefettibile salvaguardia. Su tale questione è evidente la sussistenza di vistose carenze. La reazione delle istituzioni europee continua nei fatti a mostrarsi debole e tardiva se non inefficace nonostante il contenuto delle petizioni riveli un disagio sociale ed economico sempre più amplificato, con la permanenza o l'aggravarsi anche di situazioni fortemente critiche. Il diritto di petizione rimane quindi uno strumento cruciale per consentire ai cittadini di continuare nell'opera di denuncia e nell'opera di controllo democratico. E’ chiaro tuttavia che soltanto la volontà politica di garantire efficace protezione dei diritti fondamentali, di garantire piena trasparenza, di garantire il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali recependone lealmente le istanze più avvertite può permettere di credere che l'Unione europea abbia ancora una vocazione sociale, dotandosi di una reale governance democratica.


Un sincero grazie ad Eleonora Evi da parte delle migliaia di genitori vittime del sistema tedesco, nonché petenti abbandonati dalle istituzioni.

giovedì 1 dicembre 2016

Pensieri di una madre surrogata della grande Germania del XXI secolo
































Per i bambini perdere un genitore è sempre un lutto, sia che la perdita sia fisica, dovuta alla morte del genitore, sia che la perdita sia la sparizione del genitore dalla propria vita. Per i genitori che sono stati cancellati dalla vita dei propri figli, tutto questo equivale al sentirsi morire.
Se i padri si sentono giustamente trasformati in un bancomat, per le madri, oltre alla sensazione di bancomat, se ne aggiunge una ancora più devastante: quella di madre surrogata.
Se poi uniamo la consapevolezza di essere divenuta madre surrogata perché portatrice di una colpa intrinseca - cioè l’essere non-tedesca in Germania o con un marito o partner tedesco - allora è necessaria una forza immensa per continuare a sopravvivere.

Perché è di questo che si tratta, la madre surrogata involontaria non vive, sopravvive soltanto.

La madre surrogata involontaria, nella fattispecie odierna, rimanda alle donne del Lebensborn che hanno contribuito allo sviluppo della razza ariana, ci ricorda le madri polacche alle quali sono stati tolti i figli per darli in adozione a famiglie tedesche.
L’illustrazione riporta i numeri dei bambini rubati (“geraubte Kinder”) e portati in Germania durante il III Reich.
Veniva cancellata la loro identità, cambiati i certificati di nascita, modificati i nomi, separati i fratelli ... esattamente come oggi, esattamente da quando la Germania è stata riunificata e le forze di occupazione hanno smesso di controllare questo paese. Soltanto nel passare in rassegna le violazioni denunciate da petizioni e interrogazioni al Parlamento e alla Commissione europea, ritroviamo gli stessi identici fatti: certificati di nascita modificati, cambiamento del nome, rimozione di ogni lingua che non sia il tedesco, separazione dei fratelli. E ritroviamo le stesse giustificazioni: “tutela” del minore con un’unica differenza relativamente alla razza; oggi infatti non si parla più di razza, ma di Leitkultur, la cultura trainante, quella superiore, quella tedesca ovviamente.

Impossibile affermare che non è vero, significherebbe solo riconoscere di voler tenere gli occhi chiusi o utilizzare le classiche fette di salame, dati gli innumerevoli studi, i dibattiti, le conferenze, le riunioni e i gruppi di lavoro, in Italia, al Parlamento europeo e in moltissime altre sedi in Europa e oltre oceano: in Germania, nelle coppie miste che si separano i bambini vanno sempre al genitore tedesco, padre o madre, buono o cattivo che sia e il genitore non tedesco viene cancellato in tempi più o meno veloci.

Per le coppie di italiani che vanno a lavorare in Germania, resta loro soltanto da sperare che le autorità tedesche non si accorgano mai di loro e soprattutto che non venga loro mai il dubbio che i genitori intendano trasmettere al figlio i propri valori, la propria lingua e la propria cultura.

Ai tedeschi che ci accusano di essere “germanofobi” ricordo una cosa: coloro che state ammazzando sono persone che hanno amato la Germania, si sono uniti ad un/a tedesco/a, hanno messo al mondo figli binazionali affinché fossero bilingui e avessero una mente aperta al mondo e alle culture. Questi figli, li avete fatti soffrire, li avete privati del bene più grande, ne avete fatto degli infelici, ma adesso fermatevi!
Noi che abbiamo dato loro la vita non possiamo rassegnarci e accettare e cercare in noi stessi la colpa, come vi piace ripeterci. La nostra colpa è non essere tedeschi e di questo ne andiamo ormai fieri. La nostra colpa è amare le nostre creature più di noi stessi. Ci avete privati del senso della vita, non ve lo potremo mai perdonare

Vi siete fatti odiare per tanti anni (neanche poi tanto tempo fa), poi è arrivata la pace, abbiamo voluto costruire l’Europa … non ricominciate ancora a comportarvi nella stessa maniera, perché noi tutti, cittadini del resto d’Europa, davvero non vorremmo essere costretti ad odiarvi di nuovo.

Una delle tante, troppe madri surrogate 
della Germania del XXI secolo