Comunicazioni istituzionali

Speranza o illusione?
DA BRUXELLES AL GARANTE PER L'INFANZIA A ROMA



Bruxelles, 22/10/2013



Al
Dott. Vincenzo SPADAFORA
Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza
Via di Villa Ruffo, 6
00196 - Roma

Egregio dott. Spadafora,

Le scriviamo per sottoporle il caso di Marinella Colombo, una madre in lotta contro la germanizzazione attuata dal sistema familiare tedesco, che non sente né vede i propri figli da tre anni. Una vicenda di figli binazionali, dolorosa e complessa, come migliaia di altre vicende simili in tutta Europa, che è diventata, suo malgrado, il simbolo di una battaglia per l’affermazione del principio di uguaglianza tra genitori stranieri.

Marinella Colombo ha pagato e sta ancora pagando un conto altissimo perché "colpevole” di aver scritto un libro e svelato al mondo intero il sistema ”deutsch- legal”, certamente per riavere i suoi figli, ma anche per cambiare quel sistema e restituire dignità a un’Europa che sembra non comprendere a fondo le conseguenze dell’intreccio di norme penali e provvedimenti amministrativi che costituiscono il sistema di germanizzazione. Detto sistema discrimina sistematicamente il genitore non-tedesco servendosi dello Jugendamt, istituzione ristrutturata da Himmler nel 1939 e tuttora vigente, che agisce in qualità di terzo genitore e giudice dietro le quinte, parte in causa in tutte le cause di separazione e affidamento di figli binazionali.

I casi che vedono coinvolti coppie miste europee (di solito uno dei due tedesco) e che hanno dovuto affrontare la dura prova della separazione dai propri figli con l'intermediazione delle Jugendamt, sono le esperienze tra le più dolorose con cui ci siamo confrontati nell'ambito del nostro mandato al Parlamento europeo.

Lo scorso 19 settembre presso la sede Parlamento europeo di Milano abbiamo promosso un convegno per iniziare a fare quadrato contro il processo di germanizzazione attuata dal sistema familiare tedesco che considera, in caso di separazione, il genitore tedesco l'unico in grado di poter "crescere" i figli, impedendo, di conseguenza, ai genitori stranieri di poter svolgere la propria funzione genitoriale, cancellandoli letteralmente dalla vita dei propri figli.

Sappiamo che ha avuto modo di conoscere la Dott.ssa Colombo lo scorso 4 ottobre 2013 e siamo qui a scriverle perché consapevoli che senza il suo supporto i casi di rimpatrio continueranno indisturbati. E' necessario contribuire a trovare insieme una soluzione italiana ma al contempo europea a un problema che sta mettendo a rischio la credibilità delle Istituzioni ma soprattutto per portare avanti una battaglia politica e morale e fare in modo che tutti i minori in Europa siano uguali.

Purtroppo, fino ad oggi, abbiamo avuto un approccio cauto e "legalistico" a riguardo che non è più credibile agli occhi dell'opinione pubblica.

Quello che vogliamo è una società in cui tutti siano rispettati e non ci siano arroganze di paesi più forti, in cui non ci sia un abuso del mandato d'arresto europeo e delle separazioni coatte. Quello che è in gioco sono i diritti fondamentali e la credibilità delle Istituzioni.

Le saremo grati di un cortese cenno di riscontro e la preghiamo di gradire anche i nostri migliori saluti.

Niccolò Rinaldi Deputato al Parlamento europeo

Cristiana Muscardini Deputata al Parlamento europeo

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Incontro con il 
GARANTE PER L'INFANZIA

4 ottobre 2013




Tutela dei minori nei casi relativi alle giurisdizioni italiana e tedesca.

La Convenzione dell’Aja del 25.10.1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, ratificata sia dall’Italia che dalla Germania stabilisce al Capo I, Campo di applicazione della Convenzione, articolo primo, che il fine della Convenzione è “ a) di assicurare l'immediato rientro dei minori illecitamente trasferiti o trattenuti in qualsiasi Stato contraente”, ma anche di “ b) di assicurare che i diritti di affidamento e di visita previsti in uno Stato contraente siano effettivamente rispettati negli altri Stati contraenti.” Precisa inoltre (articolo 3) “Il trasferimento o il mancato rientro di un minore è ritenuto illecito: a) quando avviene in violazione dei diritti di custodia assegnati ad una persona, istituzione o ogni altro ente, congiuntamente o individualmente, in base alla legislazione dello Stato nel quale il minore aveva la sua residenza abituale immediatamente prima del suo trasferimento o del suo mancato rientro e b) se tali diritti vanno effettivamente esercitati”. (Questo articolo è ripreso anche dal Regolamento (CE) n. 2201/2003 del Consiglio del 27 novembre 2003 relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, che abroga il regolamento (CE) n. 1347/2000).

Secondo l’ordinamento giuridico tedesco e quindi per le separazioni che avvengono nella giurisdizione tedesca, non esiste sentenza di separazione, dunque per questo e a maggior ragione le autorità italiane (Autorità centrale del Ministero di Giustizia e Tribunali per i minorenni), in caso di richiesta di rimpatrio, dovrebbero verificare con particolare attenzione se il diritto di affido fosse effettivamente esercitato dal genitore tedesco che chiede appunto il rimpatrio.

Non avviene mai. I bambini vengono sistematicamente rispediti in Germania presso il genitore che, dopo la separazione, non ha mai vissuto con i figli (in Italia si definirebbe, non collocatario), e che ha al massimo esercitato un diritto di visita. In questo caso non solo il tribunale italiano attribuisce impropriamente al genitore tedesco un diritto che non aveva, ma sottopone i bambini a grave pregiudizio, togliendo loro la principale persona di riferimento. Il genitore italiano, accusato di rapimento (questo il temine giuridico impiegato dalle autorità tedesche) non può praticamente mai rientrare in Germania con i bambini perché le autorità tedesche aprono, contemporaneamente al procedimento civile di rimpatrio, una fascicolo penale a carico del genitore non tedesco (italiano nel nostro caso) ed emettono un mandato d’arresto. Il genitore italiano che rientra in Germania, nel migliore dei casi non rivede più i figli se non in rare e umilianti visite sorvegliate a pagamento durante le quali gli viene tassativamente vietato di parlare la sua lingua, spesso anche lingua madre dei bambini. Negli altri casi non può neanche pensare di tornare a varcare la frontiera perché verrebbe immediatamente arrestato. Il mandato d’arresto ha infatti validità di 5 anni, prorogabile di altri 5, dunque il tempo necessario per cancellare un genitore.

Questo significa che i Tribunali per i minorenni italiani violano quasi sistematicamente i diritti fondamentali e irrinunciabili dei bambini, stravolgendo per sempre la loro vita. Le decisioni di rimpatrio emesse dai TM sono immediatamente esecutive, a differenze di quanto avviene in Germania dove, nei rari casi di decisione di rimpatrio verso l’Italia, la decisione viene sospesa per anni, fino a quando cioè il bambino si è adattato al nuovo ambiente e sarebbe nocivo trasferirlo nuovamente. Nel caso italiano invece, anche eventuali sentenze della Cassazione che annullino il decreto di rimpatrio arrivano comunque sempre troppo tardi, quando il bambino è già stato mandato in Germania da almeno un anno. In questo lasso di tempo le autorità tedesche avranno provveduto a cancellare ogni contatto con il genitore italiano, che si ritroverà con una fantastica sentenza a suo favore, e senza figli.

A fronte di questo zelo tuto italiano nell’estradare i bambini (chiamato anche rimpatrio), esistono articoli di detta Convenzione che le autorità italiane omettono sempre di applicare, sono l’articolo 7 e 13. L’articolo 7 recita: “Le autorità centrali devono cooperare reciprocamente […] In particolare esse dovranno, sia direttamente, o tramite qualsivoglia intermediario, prendere tutti i provvedimenti necessari: [ ….] c) per assicurare la consegna volontaria del minore, o agevolare una composizione amichevole.” Non avviene praticamente mai. Il genitore italiano, inseguito dal mandato di arresto tedesco, è già stato arrestato dalle forze di polizia italiane. Da genitore affidatario e collocatario, è diventato un criminale.

L’articolo 13 precisa: “Nonostante le disposizioni del precedente articolo, l'Autorità giudiziaria amministrativa dello Stato richiesto non è tenuta ad ordinare il ritorno del minore qualora la persona, istituzione o ente che si oppone al ritorno, dimostri: […] b) che sussiste un fondato rischio, per il minore, di essere esposto, per il fatto del suo ritorno, ai pericoli fisici e psichici, o comunque di trovarsi in una situazione intollerabile.” I TM italiani interpretano il fondato rischio per il minore solo se il rimpatrio viene richiesto da uno Stato in guerra, ma mai se la richiesta proviene dalla Germania.
Chiediamo al Garante, perdere definitivamente un genitore, la persona di riferimento, la propria lingua, una parte della propria cultura e tutta la famiglia italiana non va considerato un pregiudizio per il minore?

E’ vero che detto pregiudizio deve essere dimostrato dal genitore che si oppone al rimpatrio. Questo genitore può presentare le statistiche del Parlamento europeo che a più riprese ha pubblicato i dati: ci sono centinaia e centinaia di petizioni, giudicate ricevibili dalla Commissione petizioni, contro il sistema di giustizia familiare tedesca, esiste un documento di lavoro del Parlamento europeo del 2009 che riporta esplicitamente come l’affido in Germania vada sempre, a medio o lungo termine, al genitore tedesco, esiste una dichiarazione scritta del PE sulla discriminazione operata in Germania sulla base della cittadinanza, esistono decine e decine di interrogazioni alla Commissione europea sullo stesso problema, si tengono conferenze e convegni (ultimo in ordine di tempo al Parlamento europeo di Milano, settembre 2013) eppure questo non basta ai Tribunali per i Minorenni. “Noi i bambini li rimandiamo tutti” viene risposto.
Poiché nessuno controlla né l’Autorità centrale, né i Tribunali per i Minorenni, i nostri figli sono completamente privi di tutela.

Si è cercato di far passare il problema per quello di “pochi casi di separazione litigiosa”. I “pochi casi” ci risultano essere centinaia e centinaia e si sviluppano sempre seguendo lo stesso schema. Siamo in grado, sulla base dell’ampissima documentazione in nostro possesso, di dimostrare come i bambini perdano completamente e sistematicamente un genitore e una parte della loro identità, oltre a subire la violenza di vedersi togliere all’improvviso la persona di riferimento.

Desideriamo mettere a disposizione del Garante i nostri studi e le nostre ricerche affinché, una volta chiariti i meccanismi applicati, anche con la nostra attiva collaborazione, si possano finalmente tutelare concretamente i minori a rischio rimpatrio o trasferimento verso la Germania.
Siamo in grado di fornire prove documentali di ogni singola affermazione contenuta in questa breve relazione, mentre
chiediamo l’aiuto del Garante per ottenere le seguenti statistiche:
1)      Quanti casi binazionali Italia-Germania sono stati trattati dai 29 Tribunali per i Minorenni italiani negli ultimi 5-7 anni;
2)      Quale esito hanno avuto i procedimenti di cui al punto 1;
3)      Come è stato monitorato l’effettivo mantenimento del rapporto tra il bambino e il genitore italiano;
4)      Se il monitoraggio c’è stato, in quanti casi il minore ha potuto tornare regolarmente in Italia a far visita alla famiglia italiana;
Senza questi dati risulta impossibile l’applicazione della Convenzione dell’Aja e del Regolamento europeo 2201/2003, poiché sia i genitori italiani che i Tribunali per i minorenni non saranno in grado, gli uni di dimostrare il grave pregiudizio connesso al rimpatrio o al trasferimento (quando è il genitore tedesco residente in Italia che chiede di potersi trasferire in Germania) e gli altri di valutare oggettivamente e di decidere nel vero interesse superiore del minore.
Senza l’intervento e il supporto del Garante, i casi di rimpatrio continueranno ad essere casi di bambini italiani completamente abbandonati a se stessi e privati di ogni minima tutela.

Poiché l’Autorità Centrale Italiana preposta al vaglio delle richieste di rimpatrio e ai contatti con gli omologhi europei è sprovvista di specialisti giuridico-linguistici del settore, sarebbe auspicabile che un supporto di questo tipo venisse organizzato dall’Ufficio del Garante per l’Infanzia, magari tenendo in considerazione l’esperienza già maturata dallo “Sportello Jugendamt” dell’Associazione C.S.IN. affiliata alla presente Free Marcel.

Saremo lieti di entrare più nel dettaglio in occasione di un nostro prossimo incontro.

Restando a disposizione e in attesa di un Vostro cortese cenno, porgiamo
Cordiali saluti
Free Marcel Organizzazione Onlus
pp. Dott.ssa Marinella Colombo

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 On. Dott. Cristiana MUSCARDINI
Vice Presidente della Commissione per il commercio internazionale

Egr. Sig. Vincenzo SPADAFORA
Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
c/o UNICEF – Via Palestro, 68
00185 – ROMA –

Milano, 6 maggio 2013

                         Egregio Garante,

ho letto l’intervista rilasciata a Vittorio Zucconi sul settimanale SETTE e le confermo che condivido molte sue opinioni, come ho avuto di dirle in una mia lettera del 12 ottobre scorso. Mi interesso dell’affidamento e delle adozioni da diversi anni e attraverso l’istituto dell’interrogazione parlamentare ho sempre tentato di coinvolgere l’Unione europea nelle questioni che riguardano la tutela dei minori. Ma devo dire con rincrescimento che ho ottenuto pochi risultati in proposito, poiché, come Lei sa, il diritto di famiglia è di competenza degli Stati nazionali. E’ vero che esiste il Regolamento 2201/2003 detto di Bruxelles Due che dovrebbe rappresentare una tutela dei minori a livello europeo, ma è vero anche che la Germania, ad esempio, non lo applica pur avendolo firmato, perché gestisce la materia sulla base del principio di sussidiarietà e quindi del diritto familiare interno. Nella mia lettera, tra l’altro – alla quale non ho mai avuto risposta -  accennavo al caso dei bambini della dott.ssa Marinella Colombo di Milano, che non ha più contatti con loro. Il 10 maggio p.v. nel quartiere di Milano dove abita, vi sarà una manifestazione popolare nel corso della quale verrà presentato il suo libro edito da Rizzoli “Non vi lascerò soli”. Invece soli rimarranno, cioè senza madre e senza Milano, dove i bambini avevano espresso il desiderio di vivere. Nel timore che un disguido postale non le abbia permesso di vedere la mia lettera, mi permetto di allegargliela, nella speranza di potere, una volta o l’altra, avere la possibilità di dialogare con Lei in ordine agli eventuali passi che il nostro governo dovrebbe compiere, da un lato, per cambiare molte cose nei Tribunali dei minori e tutela dei diritti dei bambini, e dall’altro, per verificare le eventuali possibilità d’intervento presso l’UE per garantire che la tutela dei minori non rimanga una dichiarazione priva di senso, ma divenga un’azione legale, anche nel confronto degli Stati, nel caso in cui certi principi non fossero rispettati ed i minori fossero trattati come numeri.

Le sarò grata di un cortese cenno di riscontro e la prego di gradire, oltre ai miei rallegramenti per le sue dichiarazioni, anche i miei migliori saluti.

                                                                                                          Cristiana Muscardini


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 On. Dott. Cristiana MUSCARDINI
Vice Presidente della Commissione per il commercio internazionale

Dott. Vincenzo SPADAFORA
Garante per l’Infanzia e l’adolescenza
c/o UNICEF – Via Palestro, 68
00185 – ROMA –
Milano, 12 ottobre 2012
Egregio dott. Spadafora,

mi rallegro con lei per le dichiarazioni fatte in occasione della vicenda del bambino prelevato dalle forze di polizia a Cittadella ed in particolare per il suo accenno alla necessità di riformare i tribunali per i Minori. E’ una opinione che non sentivo da molto tempo e che ho sempre auspicato da quando mi interesso dei casi di bambini sottratti a un genitore per ordine del tribunale minorile. Mi sono sempre chiesta dove stava la ratio di un ordine simile. Nell’applicazione tecnica di una norma giuridica? Nell’esecuzione di una sentenza pronunciata da un’autorità straniera, in caso di matrimoni bi-nazionali? Nella simpatia umana, o il suo contrario, verso uno dei genitori in causa? E i bambini, come prevede la Convenzione dell’Aja o il Regolamento detto Bruxelles due dell’Unione europea, sono stati ascoltati per sentire da loro con chi preferivano vivere? Questo aspetto è ancora più importante e grave quando la preferenza per un genitore comporta anche vivere in Italia o in un paese straniero. Le istituzioni italiane da me interpellate sono sempre state mute su questo aspetto, che invece mi sembra estremamente vitale per l’avvenire di un bambino. Il caso di Cittadella, giunto agli onori della ribalta nazionale, è analogo, per il comportamento della polizia, a quello di Leonardo di 10 anni e di Nicolò di 6 anni, figli della dott.ssa Marinella Colombo, prelevati con la forza in una scuola di Milano l’8 maggio 2009, tra il terrore dei compagni di classe ( sottoposti per mesi a trattamento psicologico) e l’umiliazione avvilente della direttrice minacciata di conseguenze penali se si fosse opposta al prelevamento dei due scolari o avesse avvertito la madre. Si, perché uno degli ingredienti devastanti in questo genere d’operazione era il silenzio da mantenere nei confronti della madre: metodo aberrante ed anomale per uno stato di diritto. Non c’erano televisioni a filmare questo indegno comportamento, tanto esecrato dai media e dalle autorità di oggi per il caso di Cittadella. E se non vanno in TV i casi aberranti non esistono. Ma se questo invece accade, significa, come lei giustamente afferma, che ci sono cose che vanno riviste e cambiate nei tribunali minorili.. Condivido la sua prospettiva e sono comunque disponibile per eventuali azioni di contatto con gli organi del Parlamento europeo interessati alla questione della tutela dei minori, per inviarle la documentazione prodotta e per incontrarla, insieme semmai ad alcuni genitori interessati, al fine di fornirle ulteriori informazioni in proposito. Non se se l’Authority che lei dirige ha competenza per casi simili a quelli di Leonardo e Nicolò. Ora però so che chi la dirige è consapevole di certe storture strutturali e normative che non garantiscono la tutela del bene dei minori, ed è già un passo avanti che fa bene sperare, onde evitare che casi come quelli di Milano o di Cittadella abbiano a ripetersi. In attesa di un cortese riscontro, mentre le rinnovo i miei complimenti per le sue dichiarazioni, la prego di gradire i miei migliori saluti.
                                                                      
                                                                                                          Cristiana Muscardini
N. 1 all. - Nota 


Allegato n.1
Nota su Leonardo e Nicolò

I due bambini furono trasferiti immediatamente in Germania dal padre, contro la loro esplicita volontà, in esecuzione della sentenza emessa da un tribunale tedesco e fatta propria da quello italiano.  La magistratura italiana, purtroppo, come in altri casi analoghi quando si tratta della Germania, non batté ciglio, non si preoccupò minimamente della tutela degli interessi dei minori e non si pose il problema di sapere se i principi sanciti dalla citata Convenzione dell’Aja e dal Regolamento UE del 2003 fossero stati rispettati.  Un anno dopo la Corte di Cassazione, anche per queste dimenticanze, cassò la sentenza e ordinò un nuovo processo, che non fu mai rifatto. Nel frattempo, però successero altri fatti a seguito dei quali la madre, che era andata a riprendersi i figli, e la nonna furono rispettivamente condannate a 14 mesi di carcere e al pagamento di danni morali. Leonardo e Nicolò, ora di 14 e 10 anni, sono costretti a vivere col padre e con la sua convivente che ha un figlio, in un ambiente da loro considerato ostile, tanto che Nicolò è sottoposto a trattamenti psicoterapeutici (ma le pillole lo stremano, non gli danno la felicità) e Leonardo si chiude in sé e non si fida più degli adulti, dopo gli innumerevoli interrogatori subiti, senza mai aver avuto ciò che chiedeva: il ritorno in Italia con la mamma, la nonna e compagni di scuola di Milano. La Giustizia? Ha fatto regolarmente il suo corso dopo l’anomalo e terrificante prelievo da scuola. Il secondo ricorso alla Corte di Cassazione per il non rifacimento del primo processo del tribunale minorile nel 2009, ed il ricorso contro la sentenza del tribunale penale dell’aprile 2012 non hanno ancora avuto esito. E il bene dei bambini? E il loro desiderio di vivere in Italia? Chi li ascolta? Chi si preoccupa delle loro depressioni, della loro sfiducia negli adulti? Saranno segnati per tutta la vita e rimprovereranno agli adulti di averli costretti a vivere senza madre negli anni migliori per imparare a crescere e a vivere. Chi ritornerà loro la fanciullezza e l’adolescenza perduta? E’ tremenda la responsabilità dei giudici dei minori!

Da qualche anno al Parlamento europeo sono giunte due centinaia di petizioni contro le procedure disinvolte dello Jugendamt. Anch’io nel novembre del 2009 ho presentato una petizione al Parlamento europeo insieme alla madre, petizione sottoscritta da più di 2000 persone Ma il diritto di famiglia non è di competenza dell’UE ed faticoso trovare il bandolo della matassa che permetta di esercitare pressioni sul governo tedesco per una modifica in senso liberale e democratico della loro normativa. Tutte le petizioni denunciano l’anomalia tedesca che privilegia, in qualsiasi caso, padre o madre che sia, il coniuge tedesco e impone ai figli la residenza in Germania, con mandati d’arresto europeo emessi contro il genitore non tedesco. L’Italia è all’avanguardia nell’eseguire la volontà dello Jugendamt, contro i legittimi interessi del genitore italiano e dei suoi figli. Anche il ministero degli Esteri ha una responsabilità in questo comportamento assurdo e rinunciatario, così come l’Autorità centrale per la giustizia minorile del ministero della GiustiziaSono comportamenti servili incomprensibili e per l’esperienza che ho accumulato in 23 anni d’attività al Parlamento europeo dico anche che sono controproducenti tanto a livello diplomatico, che a livello politico. Ci considerano senza midollo.
Le sarò grata se vorrà tenere in considerazione, nella prospettiva di riforme da apportare alle procedure del tribunali minorili, il caso che le sottopongo, onde evitare che esso venga ripetuto a danno di altri bambini.

                                                                                                                      Cristiana Muscardini


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Il 25.07.2013 Marinella Colombo scrive agli eurodeputati italiani che hanno aiutato lei e molti altri genitori non-tedeschi nella lotta impari contro lo Jugendamt tedesco e chiede alla Commissione europea di rispondere esplicitamente a una breve serie di domande. Il Patto sociale ha immediatamente pubblicato questa lettera che riportiamo qui di seguito, sia in italiano che in traduzione inglese.


Egregi Onorevoli
Angelilli, Muscardini, Rinaldi, Mazzoni, Toia
gentili Roberta, Cristiana, Niccolò, Erminia, Patrizia


dopo quasi tre anni che non vedo più i miei figli, molto probabilmente ormai germanizzati e sicuramente non più bilingui, dopo che “l’amorevole padre tedesco” ha con successo assicurato il suo mantenimento per gli anni a venire con una valanga di processi contro di me e la mia famiglia, tutti volti a toglierci anche l’ultimo centesimo, e prima di dar fuoco a casa mia, da lui già pignorata ma che renderò invendibile, vorrei sapere per cortesia se è possibile chiedere alle autorità tedesche quanto segue:


-          Quando sottomettono il rientro in Italia di un minore sottratto dalla madre tedesca al fatto che contro di lei non ci sia un mandato di arresto e nessuna conseguenza penale, mentre ne emettono uno ed esigono a più riprese l’estradizione se la madre è italiana, ritengono che gli accordi internazionali siamo finalizzati a servire i soli interessi tedeschi?

-          Quando lo Jugendamt scrive che i bambini hanno diritto a due genitori, nel momento in cui si trovano in Italia, mentre dichiara (anche in questo caso con uno scritto) che lo Jugendamt è “fuori gioco” nel momento in cui si trovano sul suolo tedesco, che tipo di superiorità razziale, politica e culturale intende sostenere?
-          Quando il cosiddetto “Verfahrensbeistand” comunemente spacciato per “avvocato del bambino” (in realtà ulteriore difensore degli interessi tedeschi) interviene nei procedimenti dichiarando di conoscere la famiglia, mentre non ha mai visto e non si è mai confrontato con il genitore non-tedesco, che cosa intende per famiglia, forse lo Stato tedesco?

-          Quando il tribunale familiare tedesco non attribuisce mai un diritto di visita al genitore non- collocatario, cioè quello straniero (negli altri paesi, i diritti di affido/collocazione e visita vengono ripartiti tra i due genitori, in Germania il genitore tedesco finisce per detenere tutto, affido/collocamento e visite), ma esige che questi apra un procedimento a parte, dimostrando non si sa quali qualità (che mai riesce a fare in quanto, appunto, straniero), anziché riconosce automaticamente il suo diritto naturale di padre/madre (che andrebbe negato solo in provati casi di inidoneità), ritiene che i genitori non-tedeschi siano per definizione criminali, violenti o pazzi?

-          Per usare i termini che ritrovo con frequenza nelle traduzioni di testi giuridici, di quanti “Erzeuger” (donatore di sperma) e “Bauchmama” o “Gebärmaschine (macchina riproduttiva) ha ancora bisogno il grande popolo tedesco per lasciarci in pace, anziché continuare ad attirare lavoratori stranieri dei quali approfittare, con il miraggio di un falso eldorado?

Da parte delle autorità tedesche e della Commissione, gradirei ricevere delle risposte scritte a questi quesiti che non sono frutto della mia fantasia, ma il risultato di una documentata statistica effettuata con documenti originali di coppie miste nelle quali un genitore è tedesco.

Rivoglio i miei figli, ma oltre a dimostrare tutte le nefandezze che ci sono state fatte e le ingiustizie che abbiamo subito (come d'altronde tutti gli altri genitori e bambini stranieri), non so più cosa fare.

Chiedo a voi, che siete nella posizione migliore per riflettere ed agire, di cercare di porre fine, o almeno di interrompere (vacanze in Italia), questo strazio.

Con stima, vi ringrazio e vi autorizzo a trasmettere questa lettera a chi riterrete opportuno, o a pubblicarla.
Marinella Colombo
25.07.2013


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Muscardini fa un appello per Marinella Colombo

La lettera sullo Jugendamt con numeri record sul Patto Sociale

30/07/13 - La lettera della Dott.sa Marinella Colombo ha destato grande interesse e commozione da parte di molti lettori de “Il Patto Sociale”, ai quali rivolgo un invito, anche a nome degli altri colleghi che mi stanno aiutando al Parlamento Europeo a contrastare e a cercare di eliminare le ingiustizie che lo Jugendamt continua a perpetrare contro tanti genitori e tanti bambini. Come è ormai chiaro la vicenda non ha soltanto risvolti morali e giuridici, ma anche politici, visto che fino ad ora non siamo riusciti ad ottenere interventi determinati né da parte delle autorità italiane né da parte di quelle europee. Nonostante le molte prove esibite sulla iniquità dei trattamenti riservati a padri e madri non tedeschi e ai bambini con doppia nazionalità. Occorre perciò un maggiore impegno corale per rendere questo problema sempre più noto alla pubblica opinione e ai media, così che finalmente chi ha l'autorità istituzionale per intervenire non si sottragga più alle sue responsabilità. Chiedo a tutti coloro che ci hanno seguito in questi anni nella difesa di Marinella Colombo e di tanti altri genitori di pubblicare la lettera di Marinella: su Facebook, sui siti, sui blog, sui forum, su Twitter e con ogni altro mezzo informatico e non, per prepararci a settembre a nuove iniziative che vedono coinvolte
quante più persone informate della realtà dei fatti e disponibili a darci una mano. Chiedete anche ai vostri amici di far girare il messaggio e di fare rete, al fine di combattere contro una grave ingiustizia che fa soffrire centinaia di genitori italiani e di bambini dal doppio passaporto.
Cristiana Muscardini


---------------------- ENGLISH ---------------------



Dear Mrs. Angelilli, Muscardini, Mazzoni, Toia and Mr. Rinaldi
Dear Roberta, Cristiana, Erminia, Patrizia, Niccolò

almost three years have passed since the last time I have seen my sons, who have probably been germanized and are undoubtedly no longer bilingual, now that the "loving german father" has been able to secure maintenance for himself for the years to come, thanks to plenty of legal proceedings against me and my family with the sole aim to deprive us of the last cent, and before I set fire to  my own house, which has already been  distrained and which I will make unsaleable, I would like to know whether it is possible to ask the German authorities the following:
-         When  they decide to defer the return of a child to Italy, abducted by the german mother, on the grounds that  no arrest warrant has been issued and there are no legal consequences, while they issue an arrest warrant,  persistently requesting the extradition,  in case the mother is Italian, are they convinced  that international agreements have the only purpose of meeting the German interests?
-         When the Jugendamt writes that children have right to maintain relationships with both parents, as long as they are in Italy, while declaring (even in this case by means of a written document) that the Jugendamt is "out of play" as soon as they are on the german soil, what kind of political, cultural and racial superiority do they intend to prove? 
-         When the so called “Verfahrensbeistand” passed off as "lawyer of the child" (in reality just another advocate of the german interests) declares in legal proceedings that he knows the family, which on the contrary  he never met just as he never dealt with the non-German parent, what do you mean when you say family,  perhaps the German state?
-         When the German family court never gives access rights to the parent who has no custody rights, namely the foreign parent (in other countries both  parents are granted with custody and access rights, in Germany the German parent ends up having all rights, custody and access), on the contrary the family court requests the non German  parent to initiate proceedings in order to demonstrate who-knows-which qualities (and he/she never succeeds, precisely because he/she is foreigner)  instead of acknowledging his/her natural rights as parent (which should be denied only in case of proven parental unfitness) does  the German family court declare that the non German parents are, by definition, criminals, violent or crazy?
-         Since I wish to use the terminology which I frequently find in translations of legal texts,  how many  “Erzeuger” (sperm donor), and  “Bauchmama” or  “Gebärmaschine“ (giving-birth  machine) do the German people need before they leave us alone, while they continue to attract foreign workers in order to take advantage of  them, by offering a fool's paradise?
I would like to receive a written answer from the German authorities and from the Commission to these questions, which are not the result of my imagination, but the result of documented statistics based upon original documents of mixed couples with one non German parent.
I want to have my children back, but besides showing all iniquities and injustice which we had to  experience (like indeed all other foreign parents and children) I do not know what else I can do.
I therefore ask you, who are in a better position to examine and act, to try to put an end to,  or at least to suspend (holidays in Italy) this suffering.
I reaffirm my esteem and gratitude and I give you my authorization to forward this letter to anybody you may consider appropriate or to make it public.
Marinella Colombo

25.07.2013
Traduzione di Cinzia Caimmi




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In data 15 marzo 2013 scrive l'On. Niccolò Rinaldi, vice presidente dell'alleanza dei democratici per l'Europa:

Jugendamt: una battaglia per i diritti fondamentali della persona

In data 6 marzo 2013 è finalmente arrivata la risposta della Commissaria Viviane Reding alla lettera che io e la mia collega Cristiana Muscardini abbiamo scritto un mese fa per sollecitare la Commissione a prendere posizione sulla controversa questione dello Jugendamt.

Sono anni che seguo da vicino la battaglia di molti genitori colpiti dalle decisioni inique del tribunale dello Jugendamt a seguito di separazioni da coniugi tedeschi.

Assieme ad altri colleghi del Parlamento europeo ci siamo spesi in molti modi per cercare di evidenziare il problema al resto delle Istituzioni Europee (vedasi il seminario a Strasburgo o uno tra i molti comunicati) e questa risposta della Commissione non è altro che l'ennesima, deludente, conferma di un atteggiamento sordo a qualsivoglia richiamo.

Nella lettera abbiamo elencato diversi casi, oltre quello ormai - tristemente - noto della Sig.ra Marinella Colombo, di genitori che si sono visti sottrarre i propri figli sulla base di sentenze unilaterali del Tribunale tedesco.

Se è pur vero che il diritto di famiglia ricade ancora all'interno della legislazione nazionale e non afferisce allo spazio giuridico comunitario, quando ci si trova davanti a pratiche, metodi e sentenze che delineano in maniera inquietante una situazione di violazione dei diritti fondamentali, l'Unione Europea ha l'obbligo morale di intervenire per sanare un vacuum legislativo che produce discriminazione.

Le conseguenze di questa situazione ricadono drammaticamente sui figli sottratti all'amore di uno dei due genitori, sui genitori stessi e più in generale allontanano i cittadini dal concetto di un'Europa unita e basata  sull'uguaglianza dei diritti dei suoi Stati membri.

Questa battaglia che conduciamo, è bene ricordarlo, non è una battaglia su base nazionale per difendere i diritti dei genitori italiani (tanto che i casi evidenziati nella lettera riguardano persone di differenti nazionalità), ma ha l'aspirazione di voler davvero rendere l'orizzonte dei diritti umani dell'Europa, anche in tema di genitorialità, unico e in questa logica non deve e non può mancare il sostegno di un'Istituzione come la Commissione.




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Lettera degli eurodeputati Niccolò Rinaldi (ALDE) e Cristiana Muscardini (ECR) al Commissario europeo alla Giustizia, Vivienne Reding con la quale si richiede un deciso intervento a tutela dei cittadini europei non-tedeschi, a seguito della persecuzione in atto contro i genitori che rivelano e denunciano gli abusi del sistema di giustizia familiare tedesco (Jugendamt e tribunale) soprattutto presso le istituzioni europee.









Strasburgo, 6.02.2013

Spettabile Commissario,
da alcuni anni al Parlamento europeo seguiamo i difficili casi di genitori di nazionalità non tedesca colpiti da decisioni dello Jugendamt a seguito di separazioni da coniugi tedeschi.

Il Parlamento europeo ha ricevuto numerose petizioni in tal senso, incontrato alcuni di questi genitori e organizzato specifici seminari (l'ultimo durante la sessione plenaria di dicembre 2012).

E' opinione diffusa che questi genitori siano oggetto di sistematiche discriminazioni in base alla nazionalità e che la sottrazione dei loro figli da parte delle autorità tedesche costituisca una violazione dei diritti fondamentali enunciati dalla nostra Carta.

Di pari passo si assiste ad un abuso del Mandato di Arresto Europeo che sta portando a situazioni paradossali.
In questi ultimi giorni ci vengono segnalati numerosi casi di emissioni di Mandati di Arresto Europeo e di altri atti finalizzati a un probabile arresto, non a caso nei confronti di genitori che si sono appellati al Parlamento europeo per denunciare il proprio dramma. 
Tra questi:
-Lionel Gilberti, per mancato pagamento di alimenti, anche se, in realtà, ha pagato in eccesso;
-Luc Gigou, per sottrazione di minore anche se ha l'affido esclusivo della figlia con sentenza francese e certificato europeo;
-Olivier Karrer, che si trova ora in prigione a Milano (la Corte d'Appello di Milano non si é pronunciata ancora a riguardo);
-Marinella Colombo, oggetto di una sentenza senza udienza, condannata a pagare gli alimenti per i figli e convocata al tribunale familiare di Monaco di Baviera dove rischia di essere arrestata.
E ancora altri casi.

Riteniamo grave che proprio quei cittadini che si rivolgono con fiducia alle istituzioni europee per denunciare il dramma giudiziario nel quale sono coinvolti siano oggetto di provvedimenti che a noi sembrano avere una chiara natura intimidatoria.

Si tratta di una situazione inammissibile in uno spazio giuridico europeo e che dura da troppo tempo senza che vi sia una qualche adeguata forma di intervento da parte delle istituzioni europee. Tanto che, oltre ai genitori, addirittura giornalisti e autorità consolari si rivolgono in misura crescente a noi.

Chiediamo pertanto un intervento da parte vostra al fine di avviare un'idonea comprensione e soluzione di questo doloroso problema.

Cordiali saluti,

Niccolò Rinaldi
MEP ALDE







Cristiana Muscardini
MEP ECR








---------------------- DEUTSCH ---------------------------------

Schreiben der Euroabgeordneten Niccolò Rinaldi (ALDE) und Cristiana Muscardini (ECR) 



Straßburg, den 06.02.2013

Sehr verehrter EU-Kommissar
Seit einigen Jahren verfolgen wir im Europäischen Parlament die schwierigen Fälle von nicht-deutschen Eltern, die nach einer Trennung von ihren deutschen Gatten von Entscheidungen des Jugendamtes betroffen werden.
Das Europäische Parlament hat diesbezüglich zahlreiche Petitionen erhalten, sich mit einigen Eltern getroffen und Seminare abgehalten (das letzte während der Plenarsitzung im Dezember 2012).Es ist allgemein bekannt, dass diese Eltern systematischen Diskriminierungen aufgrund ihrer Nationalität zum Opfer fallen und dass die durch deutsche Behörden veranlasste Entziehung ihrer Kinder einen Verstoß gegen die in unserer Charta aufgeführten Grundrechte darstellt.Zu gleicher Weise stellen wir eine unberechtigte Anwendung des Europäischen Haftbefehls fest, die zu sonderbaren Situationen führt.
In Letzen Tagen wurde uns eine Anzahl von Fällen gemeldet, bei denen europäischen Haftbefehle und andere Anwendungen, die eine anzunehmende Verhaftung zum Ziel haben, nicht ohne Grund gegen die Eltern ausgestellt worden, die sich an das Europäische Parlament gewandt haben, um von ihrem persönlichen Drama zu berichten.
- Lionel Gilberti aufgrund von Ausfalls von Unterhaltszahlungen, auch wenn es sich nach Überprüfung herausstellt, dass er zuviel geleistet hat.
- Dr. Luc Gigou aufgrund Entziehung Minderjähriger, auch wenn es sich herausstellt, dass die Alleinsorge (unleserlich) ihm durch französische Rechtsentscheidung mit europäischem Rechtszertifikat zusteht.
- Olivier Karrer, der zurzeit in Mailand im Gefängnis sitzt (das Mailänder Oberlandesgericht) hat zu dieser Sache noch nicht verhandelt.
- Marinella Colombo, wogegen ohne Verhandlung entschieden zur Zahlung von Unterhalt an ihre Kinder verurteilt und vor dem Münchner Familiengericht geladen wurde, dort wo sie ihre eigene Verhaftung riskiert.
Wir halten es für äußerst schwerwiegend, dass gerade die Eltern die sich zum vollen Vertrauen an die europäischen Institutionen wenden, um vom eigenen Rechtsdrama zu berichten, nun von Maßnahmen, die wir eindeutig als Einschüchterung einstufen, zum Opfer fallen.
Es handelt sich hierbei um eine innerhalb eines gemeinsamen Rechtsraumes nicht annehmbare Situation, die seit zu langem ohne entsprechende Intervention andauert.
Dies umso mehr, dass außer die Eltern nun mehr immer mehr Presseleute und konsularische Behörden sich an uns wenden.
Deshalb fordern wir eine Intervention Ihrerseits mit dem Ziel ein adäquates Verständnis für dieses schmerzhafte Problem und Lösungen aufzubringen.
Mit freundlichen Grüßen
Niccolò Rinaldi
MEP ALDE
Cristiana Muscardini
MEP ECR

----------------------- ENGLISH ----------------------------------




Strasbourg, 06.02.2013

Dear Commissioner,

We have been following for many years the difficult cases of non German parents who have had to endure decisions taken by the  German Jugendamt.

On this regard the European Commission has received many petitions, have met some of these parents and has organized specific seminars (the last one during the part-session in December 2012).

It is widely recognized that these parents continue to face discrimination on the ground of nationality and that the removal of their children carried out by German authorities is a violation of the fundamental rights set forth in our Charter.

At the same time we are witnessing an abuse of the European Arrest Warrant leading towards absurd situations. During the last days we have been informed that many EAW have been issued together with other actions aiming at the eventual arrest of parents,  not unexpectedly the ones who appealed to the European Parliament in order to inform about their issue. Among them:

- Lionel Gilberti,  for failing to pay maintenance, even though he overpaid the due amounts.
- Luc Gigou, for removal of the child, even though he holds all custody rights with a French court ruling and an European certificate.
- Olivier Karrer, detained in pre-trial custody (the Court of Appeal of Milan has not yet ruled  about his case).
- Marinella Colombo, who was subject of a judgement without hearings, sentenced to pay maintenance for her children and called in front of the Family Court of Munich and there put at risk of arrest.
More and more cases are being reported.

What concerns us is that just those citizens who turned with confidence to the European institutions to inform against their judicial ordeals have been made a target of procedures which seem to have a clear  intimidating purpose.

This situation is no longer acceptable in our European judicial system and it has been lasting for a too long time now without any form of intervention by the European institutions. Moreover, besides parents, even  journalists and consular authorities are increasingly calling upon us.

We therefore ask for your intervention in order to develop a better understanding and an adequate solution for  this painful issue.

Sincerely,

Niccolò Rinaldi
MEP ALDE






Cristiana Muscardini
MEP ECR


                                                                                                                                            




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Lettera di Cristiana Muscardini (ECR) e Niccolò Rinaldi (ALDE) ai Ministri della Giustizia e per gli Affari esteri con la quale si sottolinea che le azioni poste in essere dalle autorità tedesche sono "situazioni inammissibili nello spazio giudiziario europeo e da valutare seriamente da parte della nostra magistratura quando si tratta anche di nostri connazionali. Eseguire acriticamente  le sentenze dei tedeschi senza tener conto della Convenzione dell'Aja o del Regolamento europeo denominato Bruxelles due, significa fare il lavoro sporco per conto di altri e compiere ingiustizie inaudite a danno dei genitori non tedeschi e dei loro bambini, con sofferenze atroci che li segnano per tutta la vita. A che cosa serve la nostra magistratura se non tutela innanzitutto i nostri cittadini?" 


Avv. Paola SEVERINO DI BENEDETTO
Ministro della Giustizia
Via Arenula, 70
I - 00186 - ROMA –

Dott. Giuliomaria TERZI DI SANT'AGATA
Ministro per gli Affari Esteri
Piazzale della Farnesina, 1
I - 00194 - ROMA -
Strasburgo, 6 febbraio 2013

Signori Ministri,

una serie di azioni compiute recentemente dalle autorità tedesche per mettere definitivamente a tacere quei genitori che hanno saputo comprendere e spiegare gli abusi dello Jugendamt, mi spinge doverosamente a sottoporre alla vostra attenzione la questione dei rapporti con la Germania in ordine alla tutela dei minori “binazionali”,  vale a dire figli di un genitore tedesco e di un genitore d'altra nazionalità. Sono azioni apparentemente legali per il diritto tedesco, che violano però i diritti dei minori e quelli del genitore non tedesco. Si tratta di un elenco di 10/12 genitori che i tedeschi intendono far arrestare con le motivazioni  più disparate. In questo elenco figura anche la cittadina italiana dott.ssa Marinella Colombo, a seguito della conclusione del processo a suo carico tenutosi a Milano nell’aprile scorso. Le autorità tedesche hanno scelto due strade per riuscire ad arrestarla:

1. Da un lato viene convocata a Monaco di Baviera per il mese di marzo prossimo, per un'udienza relativa alla divisione patrimoniale di un divorzio pronunciato due anni fa in assenza dell'interessata e del suo avvocato. Una volta a Monaco per quest'udienza, è probabile che venga arrestata sulla base di un altro mandato che avranno confezionato nel frattempo.

2. Dall'altro, si chiederà il suo arresto e l'estradizione per mancato pagamento di alimenti. Infatti è stato chiesto - e già concesso dalla Corte d'Appello di Milano (!) - il riconoscimento e l'esecuzione di un decreto, datato 2010, anno in cui i due figli erano ancora con lei, per pagamento di alimenti. Detta decisione è stata presa senza udienza e ad insaputa dell'interessata. La Corte d'appello di Milano ha recepito e dichiarata esecutiva la sentenza in base al RE 4/2009. L'unica possibilità di ricorso è quella per la Cassazione, possibilità, però, preclusa alla Colombo per ragioni finanziarie, essendo stati sequestrati tutti i suoi beni, e quelli della sua famiglia d'origine, in attesa di trasferirli in Germania. Già una volta, essendo stata  inserita in modo fraudolento nelle liste dell'Interpol, la Germania si è giustificata dicendo che si trattava di un "errore di trascrizione".  Tale giustificazione è troppo frequente per poter essere creduta: in ogni fascicolo di ogni genitore non tedesco si riscontrano errori di "trascrizione o battitura".

Oltre alla dott.ssa Colombo una decina di genitori che hanno partecipato a conferenze, che hanno sottoscritto petizioni al Parlamento europeo o che si sono rivolte alle autorità europee  sono accusati di far parte di una “associazione a delinquere” e come delinquenti vengono perseguiti in tutta Europa. E' il caso di:

1) Lionel Gilberti (nazionalità francese e d'origine italiana) per mancato pagamento di alimenti, anche se in realtà ha già pagato in eccesso.

2) Luc Gigou, per sottrazione di minore anche se ha l'affido esclusivo della figlia con sentenza francese e certificato europeo. Gli è stato inviato un Mandato d'arresto tedesco perché la Procura germanica ha proceduto utilizzando il mezzo penale per scavalcare i procedimenti civili che avevano dato ragione a lui, genitore non tedesco. E' il primo firmatario della petizione Beistandschaft dichiarata ricevibile dalla Commissione delle Petizioni del Parlamento europeo.

3) Olivier Karrer, francese, che si trova ora in prigione a Milano su richiesta della Germania, presidente del CEED (Comitato europeo per la tutela dei bambini di genitori divorziati) considerato il capo dell'associazione a delinquere: E'  stato il primo genitore a diffondere sul web le procedure discriminatorie  dello Jugendamt.

Sono situazioni inammissibili nello spazio giudiziario europeo e da valutare seriamente da parte della nostra magistratura quando si tratta anche di nostri connazionali. Eseguire acriticamente  le sentenze dei tedeschi senza tener conto della Convenzione dell'Aja o del Regolamento europeo denominato Bruxelles due, significa fare il lavoro sporco per conto di altri e compiere ingiustizie inaudite a danno dei genitori non tedeschi e dei loro bambini, con sofferenze atroci che li segnano per tutta la vita. A che cosa serve la nostra magistratura se non tutela innanzitutto i nostri cittadini?

Per questo Vi chiedo la possibilità di una qualche adeguata forma d'intervento, anche a livello politico, oltre che giuridico, per evitare che cittadini italiani, o d'altra nazionalità, subiscano trattamenti indegni di Paesi civili nei quali dovrebbe vigere lo Stato di diritto.

Ringrazio per l'attenzione e allego, per informazione, il testo di due petizioni giunte al Parlamento europeo, scelte fra oltre le 200 pervenute finora.
Con i miei migliori saluti.

                                                                                              Cristiana Muscardini
                                                                                              Niccolò Rinaldi

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